Ripercorrendo la mia storia vocazionale...

Ritagli di vocazione

Ripercorrendo la mia storia vocazionale...

Testimonianza di Federico Riba dopo il diaconato

Nella chiesa parrocchiale di S. Antonio della frazione di Monastero, sabato 28 febbraio, alle 20,30 nella celebrazione liturgica per mano di mons. Vescovo è stato ordinato diacono Federico Riba.
Qui di seguito una piccola testimonianza di Federico.

Ho vissuto bene, qui a Monastero, dice Federico, anche se non era facile avere amici con lo stesso sentire, non siamo tutti eguali... Fin da piccolo ho cantato, amato la musica, imparato a suonare la tastiera, poi la chitarra, mi piace l’arte in genere; ho sempre cercato d’andar d’accordo con tutti; ho fatto catechismo (la domenica dopo la Messa), al sabato, per un anno e mezzo anche attività di oratorio con i ragazzi della nostra piccola realtà; ho curato e prodotto per un certo tempo il bollettino parrocchiale. Fin dai sei anni mi son fatto chiamare la domenica mattina per poter andar a servire la Messa delle otto, che ora, senza parroco residente, non viene più celebrata. E l’ho fatto volentieri”.


Come è avvenuta questa chiamata di Dio per te? Frequentavo la quarta superiore al Bertoni di Saluzzo; come normale pensavo di intraprendere la via del restauro, amando il legno, il disegno; dare corso nel concreto all’attitudine artistica, e con questo, nel tempo formarmi una famiglia... Ma don Oreste, che da Dronero raggiungeva e curava la nostra parrocchia, dopo la scomparsa di don Marino, in un periodo peraltro di mia quasi indifferenza religiosa, a diciassette anni, mi fa la proposta di andare oltre alla funzione di ministro straordinario dell’Eucaristia alla quale stavo pensando, a causa anche della mancanza del prete stabile nella mia frazione. Subito ho detto di no, apprezzando però la sua affermazione che questa era una sua proposta e la sua serena disponibilità a sentirsi dire anche un no a diventare sacerdote. Da lì, meno volevo pensarci, più intravvedevo la strada... Mi sono messo in ricerca, in preghiera; ho iniziato a frequentare il seminario di Saluzzo; nel giugno 2002 mi sono diplomato e sono entrato nel seminario interdiocesano di Fossano.


Com’è stata la vita in seminario? Un’avventura importante e decisiva; una vita serena, con i suoi alti e bassi, ma bella ed importante per il condividere sei anni della tua vita con persone che non mi sono scelto, ma che ho trovato: scelti dal Signore. Si poteva vivere in libertà, ma nell’osservanza di regole, senza la quale la convivenza in libertà non è possibile. Diàkonos, servitore, questo diventerai il 28 febbraio; qualcosa però hai già fatto in questo senso... Sì, parallelamente alla vita e l’impegnativo studio in seminario, ho svolto attività in parrocchia a Monastero, due anni in parrocchia a Costigliole e poi sono stato ”adottato” da Dronero. Partito per la missione in Albania don Francesco, ho cominciato a Dronero, dove ho un ottimo rapporto con don Graziano: mente e cuore ricevo da parte sua, mi sono sempre sentito accolto.


E con i ragazzi ed i giovani? In questi anni mi hanno aiutato a crescere, anche se ai loro occhi con la mia scelta son potuto apparire quasi un “marziano”... Mi hanno accettato molto bene; sto bene con loro e spero che questo continui anche quando sarò diacono; sarò con loro qui a Dronero e sono sicuro che sarà così. Sono difficili, ma preziosi, ti mantengono vivo. Un piccolo rimpianto mi pervade però per quanto non ho potuto fare finora: il non aver potuto, per forza di cose, come esperienza di servizio, condividere il mondo della malattia, della sofferenza... Spero che nel tempo che viene questa possibilità si concretizzi. Animazione ACR, gruppo giovanissimi del biennio, il preparando recital su San Paolo, l’animazione della messa domenicale, il coro giovani... Tutto questo mi ha fatto scoprire che per servire, bisogna servire.


Ti avvii concretamente al sacerdozio, a spezzare il pane della parola del Signore, del suo corpo e del suo perdono, una vocazione grande per un cristiano, che penso non abbia eguali nella vita di una persona. Anche per questo siamo qui a parlarne con tanta convinzione. Nella comunità umana dei credenti tante sono le vocazioni, sono tutte uguali? Che ne pensi? Sono portato a pensare e considerare tutti allo stesso livello: ognuno è chiamato a qualcosa di grande; ognuno nella sua vita può far nascere la fede, contribuire ad accrescere la conoscenza dell’amore di Dio là dove è chiamato ad operare, con i mezzi che il Signore gli mette a disposizione. Andiamo verso una composizione di società con molte e diverse presenze etniche, culturali, religiose: lo constati a Dronero.
Un giovane che si avvia al sacerdozio, in ordine a tali fatti, come pensa questo suo servizio nella Chiesa? La presenza di persone extracomunitarie sono una grande sfida per noi e la nostra società; mi sento chiamato a non chiudere le porte del cuore: accoglienza e carità, nel rispetto reciproco. Per l’aspetto organizzativo ed operativo mi affido alla “fantasia della carità”. C’è un modo di comunicare e lanciare messaggi, oggi, molto diverso da un tempo. Pensiamo ai modi sgangherati e vuoti del Grande Fratello, anche quest’anno in corso.


A quei giovani ed a quelli che a ciò pensano, uno che fa la tua scelta, cosa si sente di poter dire? Una bella domanda. Il vero valore della persona e della vita autentica non si esprime davanti ad una o tante telecamere, che diffonde a tutti gesti, parole, espressioni...; ma il vero valore passa in sordina, nell’esempio, nel nascondimento. Gesù ha parlato ed operato per tre anni tra la gente, ma si è preparato silenziosamente per trent’anni. E poi, perché una persona per esprimersi deve svendersi ad una cultura di mercato? Le pro-vocazioni sono quelle che portano alla vocazione per una causa giusta.
Ma consentimi di far mio, in conclusione di questo nostro incontro, un versetto del salmo 84(83): “Beato chi trova in Te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” per esprimere con semplice ed umile convinzione che ogni ministro di Dio deve avere come autentico fine di viaggio, il servizio del Signore.

03 marzo 2009

Federico Riba


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